Come i modelli AI costruiscono la reputazione di un brand senza che il brand lo sappia

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Una reputazione che esiste indipendentemente da te

Ogni brand lavora sulla propria reputazione. Sceglie come comunicare, quali valori enfatizzare, come posizionarsi rispetto ai competitor. È un lavoro che richiede tempo, coerenza e risorse, e che le aziende gestiscono attraverso i canali che controllano direttamente, sito web, comunicazione ufficiale, social media, advertising.

Quello che sta emergendo nell'era dei modelli AI generativi è che esiste una seconda reputazione, parallela a quella che il brand costruisce consapevolmente. Una reputazione che si forma nei dati di addestramento dei modelli, che riflette tutto quello che è stato scritto su un brand nel corso del tempo da fonti esterne, e che i modelli AI usano per costruire le risposte che danno agli utenti.

Questa reputazione esiste indipendentemente da quello che il brand dice di sé. Non la controlla direttamente nessuno. E nella maggior parte dei casi, nessuno la sta monitorando.

Come si forma la reputazione AI di un brand

I modelli AI non leggono il web in tempo reale. Costruiscono la loro conoscenza a partire da un corpus di dati raccolti e processati durante la fase di addestramento, un insieme enorme di testi provenienti da fonti diverse, che include articoli, recensioni, discussioni, documentazione tecnica, post sui social, thread di forum.

Da questo corpus i modelli estraggono pattern. Imparano a associare determinati brand a determinati contesti, casi d'uso, settori. Imparano quali brand vengono citati insieme, quali vengono contrapposti, quali vengono raccomandati per determinate esigenze. Imparano il sentiment con cui un brand viene generalmente discusso, positivo, neutro, critico.

Il risultato è una rappresentazione del brand che non corrisponde necessariamente a quello che il brand comunica oggi, ma a quello che l'ecosistema informativo ha prodotto nel corso del tempo. Se la maggior parte delle fonti che parlano di un brand si concentra su un certo aspetto del prodotto, il modello AI tenderà a enfatizzare quell'aspetto nelle sue risposte. Se un brand è stato criticato per un problema specifico in passato, quella critica può persistere nella rappresentazione AI anche dopo che il problema è stato risolto.

Il disallineamento tra reputazione reale e reputazione AI

Una delle cose più interessanti che emerge dall'analisi della visibilità AI è quanto frequentemente la reputazione che un brand ha costruito consapevolmente diverge dalla reputazione che i modelli AI gli attribuiscono.

Un brand che ha lavorato negli ultimi anni per posizionarsi su un nuovo segmento di mercato può scoprire che i modelli AI lo descrivono ancora con il posizionamento precedente, perché le fonti più recenti non hanno ancora avuto il peso sufficiente a spostare il pattern consolidato nei dati di addestramento.

Un brand che ha risolto un problema di customer service notoriamente critico può scoprire che i modelli AI citano ancora quel problema, perché le discussioni negative del passato sono più numerose e radicate nell'ecosistema informativo rispetto alle menzioni positive più recenti.

Un brand che opera in più segmenti può scoprire che i modelli AI lo associano sistematicamente a uno solo di essi, ignorando gli altri, semplicemente perché le informazioni disponibili su quel segmento specifico sono più ricche e strutturate.

Questi disallineamenti non sono errori nel senso tradizionale, i modelli AI stanno semplicemente riflettendo le informazioni disponibili. Ma hanno conseguenze concrete sulla percezione che i potenziali clienti si formano attraverso le risposte AI.

Perché la maggior parte dei brand non sa com'è la propria reputazione AI

Il motivo per cui questa dinamica rimane invisibile alla maggior parte dei brand è strutturale. Non esistono strumenti tradizionali che la misurino. GA4 non traccia le conversazioni AI. I report di brand monitoring classici non includono le risposte dei modelli generativi. Non c'è una dashboard che mostri come ChatGPT sta descrivendo un brand in questo momento.

L'unico modo per capire com'è la reputazione AI di un brand è interrogare sistematicamente i modelli, fare query diverse, su argomenti diversi, su più piattaforme, ripetendo le analisi nel tempo per avere un quadro statisticamente significativo. È un lavoro che richiede metodo e continuità, e che la maggior parte delle aziende non ha ancora iniziato a fare.

Il risultato è che molte aziende stanno operando con un punto cieco significativo. Sanno come vengono percepite su Google, sui social, sulle piattaforme di recensioni. Non sanno come vengono descritte dai modelli AI, lo strumento che una parte crescente dei loro potenziali clienti usa per formarsi una prima opinione del mercato.

Cosa si può fare per influenzare la reputazione AI

La reputazione AI non si gestisce come la reputazione tradizionale, ma non è nemmeno completamente fuori controllo. Ci sono leve concrete su cui agire, anche se i risultati richiedono tempo per manifestarsi.

La prima leva è la produzione di contenuti informativi strutturati che rispondano alle domande specifiche che i buyer si pongono nella fase di ricerca. Contenuti che contestualizzino il brand in modo preciso, per quale tipo di azienda è adatto, quali problemi risolve, in quali scenari funziona meglio. Questo tipo di contenuto, quando è distribuito su fonti affidabili e ben strutturato, contribuisce a costruire una rappresentazione più accurata del brand nell'ecosistema informativo da cui i modelli attingono.

La seconda leva è la presenza sulle piattaforme di recensioni e nelle community di settore, non come canale promozionale, ma come fonte di informazioni verificate e aggiornate sull'esperienza reale con il prodotto. Le recensioni recenti e dettagliate su G2 o Capterra, le discussioni su Reddit in cui il brand viene menzionato in contesti pertinenti, sono segnali che i modelli AI utilizzano per aggiornare la loro rappresentazione di un brand nel tempo.

La terza leva è il monitoraggio sistematico. Senza una misurazione continuativa non è possibile capire se la reputazione AI sta evolvendo nella direzione desiderata, se gli interventi stanno producendo effetti, dove persistono disallineamenti da correggere. Il monitoraggio non è un'attività una tantum ma un processo continuativo, integrato con le altre attività di brand management.

Una reputazione che vale la pena presidiare

La reputazione AI è ancora un concetto nuovo per la maggior parte delle aziende. Ma il meccanismo che la governa, l'ecosistema informativo che i modelli usano per costruire la loro conoscenza di un brand, esiste già e sta già producendo effetti concreti sulla percezione dei potenziali clienti.

Le aziende che iniziano a capire questo meccanismo e a lavorarci in modo strutturato stanno costruendo un vantaggio che si accumula nel tempo. Non è un vantaggio immediato, ma è reale, e diventa più difficile da colmare man mano che i competitor iniziano a muoversi nella stessa direzione.

Presidiare la propria reputazione AI oggi significa non lasciare che si formi in modo casuale, riflettendo solo quello che l'ecosistema informativo ha prodotto fino a questo momento senza alcun contributo consapevole del brand.

Conclusione

L’evoluzione dell’AI search sta aprendo nuove domande per aziende e professionisti.

Oltre alla presenza sui motori di ricerca tradizionali, sta diventando sempre più interessante capire come i brand vengono rappresentati nei sistemi di intelligenza artificiale.

Le piattaforme di AI visibility analysis, come GeoSnap, permettono di osservare questo nuovo ecosistema e di comprendere meglio come i modelli AI interpretano e presentano le aziende agli utenti.

In un contesto in cui la ricerca online sta diventando sempre più conversazionale, questa prospettiva può offrire informazioni utili per analizzare e comprendere la presenza digitale di un brand.

Rinald Sefa

Co-founder - cmo

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